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Ott 29, 2012 - Aylwyn    2 Comments

In attesa del riposo..

Un brivido su un foglio di petali.. in attesa di Samhain, della nebbia sulle campagne..

Non è un messaggio d’aiuto, non è un grido di rabbia. Sono parole vuote e silenziose, come la terra umida che piano socchiude gli occhi e lascia gli uomini a calpestarla, incurante, in attesa del sonno.

Aspetto coperte di pile morbide a scaldare i fardelli sulle spalle. Lasciando il respiro farsi lento, come una nota che sfuma dalle corde.

Non c’è rancore, non c’è più lacrima, solo uno sguardo che vaga qui attorno, sfocato, appannato, senza orizzonti di verde.

Sono servite troppe guerre dichiarate tra lumi e profumi prima di arrivare qui. Una danza di passi incantati tra i fiori della primavera e la pienezza dell’estate. Ma nel buio che sopraggiunge, il freddo obbliga alla resa, perchè si culla nell’aria, come sotto la pelle.

Se mancano cavalieri, quale dama si veste di azzurro velluto è dona il suo pegno? Se gli occhi dell’uomo non brillano, quale conchiglia apre le sue difese alla luminosità delle sue perle?

Arriva la notte, e le figlie della Dama seguono le sue leggi. Intessono foglie in coperte per l’inverno, nascondono i sogni nei cuscini della primavera. Mescolano profumi, speranze e lezioni in inebrianti sieri che assopiscono le membra.

E tutto tace, nei passi cotonati dell’incedere delle ombre. Come in attesa del riposo.. conservando sorrisi nei vasi delle azalee.

Lug 5, 2012 - Aylwyn    No Comments

Caramelle al gusto Mare

Vivo un turbine di emozioni in piena, ed onestamente non so più come gestirle.

Ho cataste di volontà deposte davanti a casa, che passano inosservate.

Ho la certezza di essere capace di presentare il mio esserci ma vivo il freddo di un mancato riconoscimento.

E’ come cercare per giorni e mesi di costruire un regalo e non trovare più uno sconosciuto a cui donarlo.

Si, mi lusingano le parole, mi aprono il cuore questi sguardi, l’accondiscendenza, l’unicità e profondità dell’essere onesti senza riserve.. ma i sogni allora? il costruire puzzle di destini che si incastrano?

Non ce la faccio a sentirmi così.. amata forse, ma allontanata, temporanea, non necessaria.

E quando sentiresti di poter urlare l’indispensabile, non ci sono più volti da dipingere dei tuoi toni pastello.

E’ una costante mancanza di qualcosa che c’è, dietro l’angolo, ma vacilla dubbiosa, scostante, accontentandosi meschina di baci rubati, di corpi che si annodano, di attimi illegittimi, temuti.

Ed è come sfuggire da un pasto quando si muore di fame, quando desidereresti solo un sapore morbido a lenire il tuo appetito. E’ una carezza all’anima non concessa, soffocata, tremendamente dolorosa.

Mi sento più sola di prima, perchè ci sei nell’assenza ed io non posso nemmeno sussurrare il tuo nome..

E’ una barbara sfida di silenzi, un mutilare il cuore e la gola con bisogni feriti e taciuti. Un continuo non sentirsi in diritto di sperare, una violenza premeditata al desiderio di crescere.

E se questa è solo l’alba, con quale forza raggiungere il tramonto?

Tremendamente abbandonata a questo silenzio che ora, all’eco delle tue parole, non ho più la forza d’accettare. Non so gioirne così, al nero dei progetti..

E’ una lama che ogni giorno affetta un po’ di queste risa.

 

Mag 14, 2012 - Aylwyn    2 Comments

Apnea

In apnea.. ma non fa male sai? L’assenza, voglio dire.

E’ come trattenere il fiato e prender tempo nell’esplorare il fondale.

Pensavo andasse peggio.. quest’attesa. Pensavo fosse come osservare il raffreddarsi dei biscotti implorandone il profumo.. Ed invece no, è silenzio. E’ la solita calma di un giorno con la sua routine. E non spaventa, ti avvolge, ti inibisce.. senza scossoni di scelte repentine.

Mi ha lasciato stanca tutto questo martellare di concetti. Come una camera iperbarica improvvisa.

Quest’apnea ora.. porta equilibrio.

C’è una lista qui, scritta dai sensi. E’ un elenco improvvisato di quello che potrei, se riuscissi. E’ una ricetta di possibilità, un videogame a livelli. Per chi è abile e regge il gioco. Scaltro, calcolatore. Ma nella calma di questi giorni non riesco in nulla se non nel contemplarla. Non mia, non palpitante.. in apnea.

E’ un male questo silenzio? Il non sbattere i piedi in attesa dell’alba? Rintanarsi al calduccio ignorando il dover decidere? E’ solo che, questa calma, giunge conosciuta, addomesticabile, familiare.. La so gestire, nell’esserci solo io ..

Eppure ho tutto, seppur sia niente. Se non attesa, elemosina di un cenno.

Ed allo sfinimento di una giornata di pensieri concludo solo, forse, di non aver risposte.

 “Cos’è la vita? Delirio,

Cos’è la vita? Illusione,

appena chimera ed ombra,

e il massimo bene è un nulla,

ché tutta la vita è sogno,

e i sogni, sogni sono.”

 

 

Mag 9, 2012 - Aylwyn    No Comments

Tela.. e pastelli a cera

Ma sai che l’ho capito? C’è voluto un cazzo di fottio di tempo ma alla fine sta mente contorta che non molla l’obbiettivo c’è arrivata a raggiungere la meta.

E’ idea. E’ solo fottuta idea. E’ un sogno su cui si fantastica notte e giorno e che sembra giunto a dipingere le giornate. E’ una corsa a collezionare pezzi disparati per dar ad esso forma tangibile, un piccolo puzzle, come un Frankenstein orrido ma che respira.

E fintanto che la fantasia non si scontra con la realtà tutto sembra mostruosamente vivo, si, perchè “eppur si muove”.. perchè le idee non sono solo fiumi in piena a placarsi con il sonno, sono acqua fresca in cui intingere le mani, a cui dissetarsi, palpabile seppur sfuggente.

E’ l’idea che la quotidianità non sia tutta qui, ristretta, incompleta, prevedibile. Ci si scervella alla ricerca di un pensiero nuovo per sentirsi un po’ più vivi. E che importa del resto quando lo stomaco farfuglia note che sembravano dimenticate e le dita si congelano al contatto di altre dita? .. è solo tutto qui, un ingarbugliato gioco di concetti.

La conclusione più distratta però è che in tutta questa fantasia io ci sono caduta per caso. Ero semplicemente lì, sconosciuta forse, quindi adatta al gioco dell’artigiano. Plasmabile, come creta, perchè indefinita. E che fossi io o una qualsivoglia forma, poco contava alla necessità di riporre i pensieri. Bastano da sé a dar valore all’involucro che le contiene.

Mah, strana paranoia… ma lo so che è tutto qui. Che potrei comodamente adagiarmi al mio ruolo di Musa e tu non avresti altro da chiedere. Poco conta se nei giochi distratti di cui la tua mente si fa padrona, io ci cado senza voce in capitolo.

E’ parte della fantasia, avere dall’altro lato del palco qualcuno che, complice, applaude e sorride alle marionette che animiamo.

Eccomi dunque, volontaria spettatrice, mi vesto di silenzio e accondiscendenza così che tu possa sentirti un po’ più vivo. E va bene, perchè almeno ora hai tutto.. castello, favola e sogni nuovi per cui palpitare. Sono dolci da qui. Nella tenerezza del tuo tornare bambino, resterò a cullarmi nel piacere d’osservarti.

Apr 27, 2011 - Aylwyn    1 Comment

Menzogne

“Hai mai visto il Nulla, figliolo?”
“Si, più di una volta.”
“E com’è?”
“E’ come se si fosse ciechi.”
“Bene. E quando ci siete caduti dentro, vi rimane addosso, il Nulla. Siete come una malattia contagiosa, che rende gli uomini ciechi, così che non distinguano più l’apparenza dalla realtà. Sai come vi chiamano laggiù?”
“No”, mormorò Atreiu.
“Menzongne!” abbaiò Mork.

Atreiu scosse la testa. Le labbra gli si erano sbiancate, come se tutto il sangue lo avesse abbandonato.
“Come può essere?”

Mork se la godeva un mondo dello spavento di Atreiu. Era evidente che quella conversazione lo rianimava. Dopo un po’ proseguì:
“Che cosa sei laggiù, mi domandi? Ma che cosa sei qui? Che cosa siete dopotutto, voi abitanti di Fantàsia? Chimere, visioni fantastiche, immagini di fantasia, invenzioni del regno della poesia, personaggi di una storia senza fine! O forse che tu ti ritieni realtà, figliolo? Be’ si, certo, qui nel tuo mondo lo sei. Ma una volta che sei passato attraverso il Nulla, non lo sei più. Allora diventi irriconoscibile. Allora sei in un mondo diverso. Laggiù non avete più alcuna somiglianza con voi stessi. Voi portate nel mondo degli uomini accecamento ed illusione. Indovina un po’, figliolo, che fine fanno tutti gli abitanti della Città dei Fantasmi che si sono gettati nel Nulla?”
“Non lo so”, balbettò Atreiu.
“Diventano manìe, idee fisse nella mente degli uomini; immagini d’angoscia, là dove non c’è motivo d’angoscia; idee di disperazione, là dove non c’è ragione di disperarsi; desiderio di cose che poi li fanno ammalare.”
“Diventiamo tutti così?” domandò Atreiu terrorizzato.
“No”, rettificò Mork, “ci sono molte forme diverse di illusione e di follia: a seconda di quello che siete stati di qua, belli o brutti, stupidi o intelligenti, diventate di là menzogne belle o brutte, stupide o intelligenti.”
“E io”, domandò Atreiu, “Che cosa diventerò io?”
Mork sogghignò.
“Questo non te lo dico, bimbo mio bello. Lo vedrai da te. O meglio, non lo vedrai, perchè tu non sarai più tu.”

Atreiu rimase in silenzio, fissando il Lupo Mannaro con occhi sbarrati.
Mork proseguì:
“Per questo gli uomini odiano e temono Fantàsia e tutto ciò che viene di quà. Vogliono distruggerlo. E non sanno che in tal modo fanno accrescere il flusso di menzogne che si rovescia incessantemente nel mondo degli uomini, questo fiume di creature di Fantàsia diventate irriconoscibili, che laggiù devono condurre l’illusoria esistenza di cadaveri viventi e avvelenano l’animo degli uomini con il loro puzzo di putredine. Non lo sanno. Non è divertente?”
“E la non c’è più nessuno”, domandò Atreiu a bassa voce, “che non ci odii e non ci tema?”
“Io comunque non ne conosco nessuno”, rispose Mork, “e questo d’altronde non è neppure sorprendente, dal momento che voi stessi laggiù siete costretti a far credere agli uomini che Fantàsia non esiste.”
“Che Fantàsia non esiste?” ripetè Atreiu sconvolto.

“Ma certo, figliolo”, rispose Mork, “questa è anzi la cosa principale. Non riesci a capirlo? Solo se credono che Fantàsia non esiste, non viene loro l’idea di venirvi a cercare. E tutto dipende da questo, perchè solo se non vi conoscono per quello che siete veramente si può fare di loro quello che si vuole.”

“Cosa… fare di loro cosa?”
“Tutto quello che si vuole. Si ha il potere su di loro. E nulla dà maggior potere sugli uomini che la menzogna. Perchè gli uomini, figliolo, vivono di idee. E quelle si possono guidare come si vuole. Questo potere è l’unico che conti veramente. […]”

“Ma io non voglio aver parte del potere!”, gridò Atreiu.
“Resta calmo, piccolo sciocco”, brontolò il Lupo Mannaro. “Non appena verrà il tuo turno di saltare nel Nulla, diventerai anche tu un servo del potere, senza volontà e irriconoscibile. Chi lo sa per cosa potrai servire. Forse servirà il tuo aiuto per indurre gli uomini a comperare cose di cui non hanno bisogno, o a odiare cose che non conoscono, o a credere cose che li rendono ubbidienti, o a dubitare di cose che li potrebbero salvare. Con voi, creature di Fantàsia, nel mondo degli uomini si fanno i più grossi affari, si scatenano guerre, si fondano imperi…”
Mork osservò per un momento il ragazzo a occhi socchiusi e poi aggiunse:
“Là ci sono anche una quantità di poveri sciocchi (che naturalmente si considerano molto intelligenti e credono di servire la verità), zelantissimi nel convincere i bambini a non credere all’esistenza di Fantasia. Chissà, forse sarai utile proprio a loro”.

Atreiu se ne stava lì a capo chino.
Ora sapeva perchè nessuno degli uomini voleva più venire in Fantàsia e perchè nessuno sarebbe venuto a dare nomi nuovi all’Infanta Imperatrice. Quanto più la distruzione dilagava in Fantàsia, tanto più imponente diventava il flusso della menzogna nel mondo degli uomini, e proprio in tal modo, a ogni minuto che passava, svaniva sempre più la possibilità che un figlio dell’uomo venisse. Era un diabolico circolo vizioso, dal quale non c’era via d’uscita. Ora Atreiu lo sapeva.

La Storia Infinita – Michael Ende

Mar 27, 2011 - Aylwyn, Intrugli bollenti    1 Comment

Una primavera d’ortiche

In questi primi giorni di primavera le settimane in ufficio sono state una vera tortura. Il primo raggio di sole tanto atteso filtra dalle finestre, ammicca malizioso e costantemente ti tenta, trascinandoti in giardino per il colletto ed obbligandoti ad assaporare il suo dolcissimo tepore.

Così ieri, libera di disfarmi di tacchi e tailleurs, ho inforcato cestino e ciabatte e mi sono data alla fuga tra i campi.

Il girovagare, seppur apparentemente libero, ha finito per mostrarmi, guarda caso, i nascondigli dell’ortica fresca, fruttando ben 4 ceste ricolme di giovane e brillante erbetta. A guardare il frigo ora sembra proprio che abbia saccheggiato il fruttivendolo.. con l’unico inconveniente delle bollicine sulle mani.

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Così, nelle ultime 24 ore, dopo mirabolanti avventure nella pulizia delle foglioline (aspetta un po’ che le sciacquo a mani nude, tanto ormai non dovrebbero più pizzichare…) e 4 ore ai fornelli, ho ottenuto la bellezza di 11 pugnetti di verdura! un trionfo di salute insomma, quasi da sentirmi un po’ più campagnola del solito.  Ad ogni modo, non contenta di limitarmi al solito e classico risotto, ho iniziato con le prove della settimana!

Primo esperimento di questa sera: zuppa di ortiche! Una meraviglia da 1 litro e mezzo di crema, sparita in meno di 15 minuti.

L’ho preparata così:

(Ero partita con l’idea di prepararne per 4 persone ma alla fine i piatti erano abbondanti ed è risultato esserci un piatto in più, quindi direi sia una ricetta comunque per 5 persone)

– 2 pugni di ortiche lessate DSCN2325.JPG

– 1,5 litri d’acqua

– 3 patate medio-piccole

– 1/2 cipolla scalogno

– 200g di grano

– sale quanto basta

– pinoli per guarnire o eventualmente crostini

Tritare la cipolla, sbucciare le patate e tagliarle a dadini piccoli, tagliare bene anche i pugni di ortiche.

Mettere tutto sul fuoco in un litro e mezzo d’acqua e far bollire per circa 15/20 minuti. Dopo una decina di minuti dall’ebollizione, salare la zuppa e frullare il tutto servendosi di un mixer da immersione. A questo punto continuate la cottura per 5/10 minuti fino a quando ottenete la densità voluta. Nel frattempo potete tostare i pinoli o preparare i crostini di pane.

Raggiunta la cremosità voluta si può servire con i crostini oppure aggiungere il grano come ho fatto io e lasciar cuocere per un’altra decina di minuti (a seconda del grano scelto).

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Oltre al colore brillante e quasi surreale (purtroppo la scarsa luminosità della foto non gli rende per niente giustizia) il sapore è di una delicatezza e dolcezza davvero primaverile.

 

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